Contesto

Nel 2015 si è assistito ad un drastico abbassamento del tasso di crescita dell’economia mondiale. Dei cinque motori di sviluppo del Brics, due (Brasile e Russia) sono entrati in recessione e la Cina ha dimezzato il proprio ritmo di crescita. Dal documento “Rapporto sulla stabilità finanziaria n.2 – 2015”, pubblicato da Banca d’Italia a novembre 2015, si evincono le considerazioni a seguire in merito allo ‘stato di salute’ del contesto macroeconomico globale:

  • si accentuano i rischi globali e lo scenario internazionale sta diventando sempre più incerto, con possibili tensioni sui mercati finanziari, delle materie prime e dei tassi di cambio;
  • nell’area dell’Euro, invece, si attenuano le tensioni. Si è attenuata l’incertezza derivante dalla situazione della Grecia e la ripresa dell’attività produttiva e gli investimenti straordinari di politica monetaria stanno concorrendo a limitare i rischi. L’inflazione permane però particolarmente bassa, risultando conseguentemente di più difficile riassorbimento i debiti pubblici e privati.

Nell’area Euro i dati ad oggi disponibili mostrano un PIL e una produzione industriale con segni positivi, sostenuti da un tasso di disoccupazione in calo. L’avvio del Quantitative Easing (QE) da parte della BCE (piano di acquisto di titoli governativi e sovranazionali da parte della Banca Centrale Europea) ha portato effetti positivi sulle aspettative di inflazione a medio lungo termine riportandoli più vicini al target del 2%, oltre ad aver contribuito ad invertire il trend negativo sui prezzi del petrolio e più in generale sui prezzi dell’energia. Il mercato azionario ha risposto positivamente con i tassi d’interesse diminuiti in tutte le scadenze e l’Euribor a 3 mesi è attualmente negativo.

In Italia il rafforzamento dell’economia sta progressivamente riducendo i rischi per la stabilità finanziaria. Sono in progressivo miglioramento le condizioni di offerta dei prestiti bancari, che dovrebbero tornare a crescere nel 2016. Il credito al settore privato in rapporto al PIL permane inferiore ai valori medi di lungo periodo, mentre restano complessivamente favorevoli gli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche.

L’attività economica ha ripreso a crescere dall’inizio del 2015 a ritmi intorno all’1,5% in ragione d’anno. I segnali congiunturali più recenti - tra i quali l’andamento della produzione industriale, il rafforzamento della fiducia delle famiglie e imprese e le inchieste condotte presso i responsabili degli acquisti - indicano la prosecuzione della crescita nel terzo trimestre a tassi analoghi a quelli della prima metà dell’anno. All’espansione sta contribuendo, dopo anni di flessione della domanda interna, il consolidamento della ripresa dei consumi privati e il graduale riavvio degli investimenti in capitale produttivo. Sulla base delle recenti indagini, la maggior parte delle imprese valuta che gli effetti diretti del rallentamento dell’economia cinese sulla propria attività siano finora contenuti (sarebbero più marcati solo per alcune grandi aziende esportatrici).

L’aumento del reddito disponibile e i bassi tassi di interesse rafforzano le condizioni finanziarie, già solide, delle famiglie. Si riduce la vulnerabilità anche delle fasce più deboli e l’indebitamento rimane basso, pur in presenza di una forte ripresa dei mutui immobiliari.

Le condizioni di liquidità dei mercati italiani sono tornate distese. Dopo le tensioni verificatesi nei mesi estivi a seguito delle vicende relative al debito sovrano della Grecia e del calo dei corsi azionari in Cina. Gli acquisti dell’Eurosistema non hanno alterato l’ordinato funzionamento del mercato dei titoli di Stato italiani. La dimensione del portafoglio titoli è rimasta ampia, rimanendo superiore ai 400 miliardi euro e con un’incidenza sul totale attivo superiore al 10%.

Per quanto concerne il sistema bancario, a seguito della crisi 2007-2009, le banche sono al centro di un sempre più complesso e articolato processo di ri-regolazione e supervisione. A fine novembre 2015 sono stati divulgati i risultati dell’esercizio di trasparenza dell’EBA su 105 banche dei 21 Paesi dell’Unione Europea: i dati, aggiornati a fine giugno 2015, mostrano nel complesso istituti meglio capitalizzati rispetto al passato, ma con non performing loans in crescita. L’Italia, in questo frangente, è in una situazione complicata: i crediti non performing sono, in percentuale, il triplo rispetto alla media dell’Unione Europea: gli NPL rappresentano il 16,7% dei crediti concessi e il 17,1% del PIL, la media UE è del 5,6% e del 7,3%.La scarsa redditività - condizionata dalla rischiosità del credito - e le forti sofferenze sono il tallone d’Achille delle banche italiane.

Sul fronte della raccolta, come già emerso nel 2014, continua la riduzione delle obbligazioni, mentre aumentano i conti correnti, in linea con quanto avviene in condizioni di tassi di interesse particolarmente bassi e non appetibili. La liquidità ottenuta dalla BCE è diminuita rispetto alla fine del 2014 a fronte della scadenza dei fondi LTRO a 3 anni solo in parte compensati dai volumi richiesti nelle aste MRO e TLTRO. Un’inversione di tendenza invece per quanto riguarda la raccolta dall’estero che, dopo quasi 3 anni in discesa, da febbraio 2015 ha ripreso a crescere sulla scia dell’interbancario.